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TERRA IN TRANCE

I Kota

 

L’etnia Kota (altresì chiamata Bakota), il cui nome significa “legare”, ha sviluppato un culto basato sulla venerazione delle reliquie degli avi. L’arte dei Kota infatti ha prodotto molte sculture dei propri antenati; si tratta di statue piatte, realizzate principalmente in legno, con inserti in rame, il quale era utilizzato come catalizzatore di forza e longevità. Le tipologie e gli stili di queste sculture sono varie; tuttavia, l’elemento comune è la rappresentazione stilizzata di un corpo umano con volto ovale, di forma concava se femminile, mentre di forma convessa se maschile.

I reliquiari sono sculture di legno, rivestito con strisce di rame ed ottone, oppure da lamine metalliche incise, che delineano la forma facciale. Questi reliquiari costituivano una sorta di “guardiani”; essi erano esposti all’interno di ceste al di fuori delle abitazioni, oppure erano conservati ai confini del villaggio in apposite capanne, accessibili solamente dagli iniziati del gruppo familiare. Il culto del reliquario si svolgeva in momenti precisi, ad esempio per festeggiare il successo della caccia, per scongiurare problemi di fertilità o per propiziare gli scambi commerciali.

La statua da noi scelta per l’esposizione TERRA IN TRANCE, della Collezione Garuti, ha un’altezza di 160 cm. Presenta due lati, uno più concavo, l’altro più convesso, rappresentando forse la parte maschile e quella femminile. Questo tipo di scultura è presente nel fiml “Kirikù e la strega”, longometraggio del 1988, basato su un racconto folklorico dell’Africa Occidentale.

Kirikù e la strega

 

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